lunedì 26 febbraio 2007

Dovrebbe bastare agli occhi questa pianura

Dovrebbe bastare agli occhi questa immensa pianura
di uomini collettivamente solitari
nel momento in cui il raggio di sole penetra gli occhi
bruciando le retine dell'oscurità.
Ma non giova all'uomo bastarsi, come animale,
no,
fin dall'alba incominicia il cammino con i suoi figli
in cerca di prede;
e quando la radio diffuse il suono
come ubriaco si sottomise all'urlo

Poi scontento di sè la spense
e la pianura repentinamente si trasformò in fabbrica.
Solo un geranio sopravvisse e lo amò.
Purtroppo i semafori si riempirono di rumeni
e unicamente le giacche distinguevano l'uomo dai manichini.
Nacque un'aria livida per la rivolta
nel giorno in cui gli scafisti si fecero Dio
e i pantaloni si intrisero di sangue.
L'ossigeno diventò la proibizione della vita
e,addio, i monti si sciolsero di lacrime
inondando i comodini degli alberghi vuoti.
E questa pianura, che sempre continua a non bastare agli occhi,
forse perchè ormai feriti da tempo,
è ora cantiere di guerra,
senza nè vecchi nè bambini che sulle ceneri si incontrano
scoppiando come l'universo millenni fa
e come le loro mani han fatto fino ad oggi.
Mi attendono verdi prati
"it's only love"
e le foglie autunnali mi cullano
"and that is all"
ebbro squadro la forma dell'esistenza
"Why should i feel the way i do"...
e non cavo un ragno dal buco
"But it's so hard loving you"
come al solito

domenica 25 febbraio 2007

Questa dovrebbe essere la famosa sugna...giusto Cà?

matching mole - signed curtain (testo e musica di robert wyatt)

This is the first verse
This is the first verse
This is the first verse
This is the first verse...
And this is the chorus
Or perhaps it's a bridge
Or just another part
of the song that I'm singing
This is the second verse
Or it may the last verse
This is the second verse
Or it may the last one
And this is the chorus
Or perhaps it's a bridge
Or just another key change
Never mindIt doesn't hurt
It only means that I
lost faith in this song
'Cause it won't help e reach you...

martedì 13 febbraio 2007

Allora buongiorno,
visto che da più parti mi si invita a scrivere qualche cosa (vero Paolì?) eccomi nuovamente qui.

Insomma, ho finito la tesi, sono un semilaureato, per la precisione il grande evento sarà Lun 5 marzo alle ore 14.30, chiunque passasse per la facoltà di giurisprudenza di Roma 3 in quel momento potrà farsi tranquillamente vivo al primo piano, vicino il laboratorio di informatica, nella sala del consiglio per essere ancora più precisi.
Sarà una discussione accesissima e importantissima, visto l'enorme tempo a mia disposizione...7 minuti!!!
Ma se preferite possiamo vederci anche più tardi per ubriacarci come matti alla facciaccia dei giuristi!!
Avete qualche idea? Io non so cosa si fa per una laurea, soprattutto triennale...



Autopsicografia

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolre
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore

_______________


Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo...
Ho pena delle stelle.

Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come delle gambe o di un braccio?

Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l'essere triste lume o sorriso...

Non ci sarà dunque,
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un'altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così,
come un perdono?

Fernando Pessoa


Sono ammalato di Pessoa credo, qualcuno può aiutarmi??
Ma non vi emozionano queste parole? Saranno mesi che rileggo questa poesia, come altre, e sono mesi che mi emoziono per la perfezione del tutto che racchiude.
I suoi libri sono di una circolarità perfetta, racchiudono il Tutto senza confinarlo in categorie e schemi mentali...
questa poesia è libertà!!

venerdì 9 febbraio 2007

Non c'è niente da fare...è proprio la più romantica di tutte sta ragazza!!


Mi piaci quando taci...

Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca.

Sembra che sian volati via i tuoi occhi
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poichè ogni cosa è piena della mia anima
tu emergi dalle cose, piena dell'anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima,
e assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sembri distante.
E sembri lamentarti, turbante farfalla.
E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge:

lascia che io taccia con il silenzio tuo.

Lascia che ti parli pure con il tuo silenzio
chiaro come luce, semplice come anello.
Sei come la notte, silenziosa e stellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Poi basta una parola, un sorriso.

E sono felice, felice che non sia vero.

Pablo Neruda

giovedì 8 febbraio 2007

Credo sia una delle poesie più belle mai scritte. Un po' lunga, ma vi prego perdeteci cinque minuti ne vale assolutamente la pena. Io quando la lessi, un pomeriggio davanti a un tramonto sul mare, rimasi folgorato...da allora la rileggo ciclicamente...mai scorderò la persona che me la fece leggere!!


La Tabaccheria

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.
Finestre della mia stanza,
della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.

Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da dentro la mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.

Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.

Sono fallito in tutto.
Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
e quando c'era, la gente era uguale all'altra.
Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
No,non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No, neppure in me...
in quante mansarde e non-mansarde del mondo
non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.

Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza ,
porta,
e ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere in me? No, nè in niente.


Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.

(Mangia cioccolatini,piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
resto in casa senza camicia.

(Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea greca, concepita come una statua viva,
o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o marchesa del Settecento, scollata e distante,
o celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
o non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri! I
l mio cuore è un secchio svuotato.
Come quelli che invocano spiriti invoco
me stesso ma non trovo niente.

Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
vedo gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
vedo i cani che anche loro esistono,
e tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
e tutto questo è straniero, come ogni cosa.
Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
e penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
(perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
e che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.

Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
e ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
Il domino che ho indossato era sbagliato.
Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
Quando ho voluto togliermi la maschera,
era incollata alla faccia.
Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
ero già invecchiato.
Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
come un cane tollerato dall'amministrazione
perchè inoffensivo
e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
Essenza musicale dei miei versi inutili,
magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
e non stessi sempre di fronte
alla Tabaccheria qui di fronte, calpestando la coscienza di esistere,
come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
o uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.

Ma il padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
Lo guardo con il fastidio della testa piegata male
e con il disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Dopo un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
E la lingua in cui furono scritti i versi.
Morirà poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile, stupido come il reale,
sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.

Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
e la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
Mi rialzo energico, convinto, umano,
con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
e assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
mi godo, in un momento sensitivo e competente
la liberazione da tutte le speculazioni
e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.


Poi mi allungo sulla sedia
e continuo a fumare.
Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
(Se sposassi la figlia della mia lavandaia
magari sarei felice.)
Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
Vado alla finestra.
L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
(Il padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha sorriso.

Fernando Pessoa

Stefano

IL VELENO

Il vino sa rivestire il più sordido tugurio d'un lusso
miracoloso e innalza portici favolosi nell'oro del suo
rosso vapore,

come un tramonto in un cielo annuvolato.

L'oppio ingrandisce le cose che già non hanno
limite, allunga l'infinito, approfondisce il tempo,
scava nella voluttà e

riempie l'anima al di là delle sue capacità
di neri e cupi piaceri.

Ma tutto ciò non vale il veleno che sgorga dai tuoi
occhi, dai tuoi occhi verdi, laghi in cui la mia
anima trema

specchiandovisi rovesciata... I miei sogni
accorrono a dissetarsi a quegli amari abissi.

Tutto questo non vale il terribile prodigio della tua
saliva che morde, che sprofonda nell'oblìo la mia
anima senza

rimorso, e trasportando la vertigine, la rotola
estinta alle rive della morte!

Charles Baudelaire


Grazie e tutti quanti voi, è bello leggere tutte queste poesie...continuate continuate, che mentre passo i miei pomeriggi a studiare ogni tanto mi diletto delle vostre parole, e immagino anche a voi faccia piacere leggere cose nuove e intriganti.
Io sono qui, pronto a immergermi in questi vostri regali...

Vania??Vania!

Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti,
la salute per me li aveva lasciati coi fiori di neve che avevan perduti
.Un sogno, fu un sogno ma non durò poco,
per questo giurai che avrei fatto il dottore,
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perchè i ciliegi tornassero in fiore.
perchè i ciliegi tornassero in fiore.
E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l'uomo
e vennero in tanti e si chiamavano gente
ciliegi malati in ogni stagione.
E i colleghi d'accordo, i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia di amare,
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame,incapace a pagare.
E allora capii, fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere,
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell' identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.
E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli, in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in una bottiglia quei fiori di neve,
l'etichetta diceva: elisir di giovinezza.
E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione,
inutile al mondo ed alle mie dita,
bollato per sempre truffatore imbroglione,
dott.prof.truff.imbroglione."

FABRIZIO DE ANDRE'.

lunedì 5 febbraio 2007

Ciao

Continuate a mandarmi poesie, pensieri...potrebbe diventare qualche cosa di carino questo spazio. Al posto delle solite banalità possiamo condividere le emozioni intense che le poesie ci regalano...tiè...questa è mia


...affiorano sentimenti di rivolta...

squallore quotidiano da cui fuggire.
bicchieri da svuotare per troversi al mattino con l'anima svuotata.
Desidererei baciare i visi delle amicizie
ma ho paura di farlo:
romperei gli schemi di questa perfetta afasia.
E penso a te, ancora, nuovamente,
a te che sconvolgi gli schemi
e che vivi oltrepassando le cicatrici.
A te che mi hai sempre insegnato a vivere
e che sei la mia debole forza...
Ma ci sono pagine su pagine che pretendono di farmi uomo
e c'è una mezzeria che mi invita a fuggirle
per rincorrere una delle tante libertà possibili.
La strada è delle fate incantate,
la magia è di un asfalto bollente lungo il deserto
che frantuma i codici che pretendono di confinare la realtà.
...e allora sogno di fuggire nel posto più luminoso del mondo
e di fermarmi a guardare le onde che si infrangono sulla spiaggia,
in silenzio, con te nel cuore e con le lacrime che non hanno bisogno di vergogna.
ci potrà essere un freddo vento a carezzarmi le guance
e un orizzonte vasto e sconfinato in cui perdermi...??
sono stanco di avere solo muri e palazzi!!!

Floriana

Mi tengo a quest'albero
mutilato
abbandonato in questa dolina
che ha il languore
di un circo
prima o dopo lo spettacolo
e guardo
il passaggio quieto
delle nuvole sulla luna
Stamani mi sono disteso
in un'urna d'acquae come una reliquia
ho riposato
L'Isonzo scorrendomi levigava
come un suo sasso
Ho tirato sule mie quattr'ossa
e me ne sono andato
come un acrobata
sull'acqua
Mi sono accoccolato
vicino ai miei panni
sudici di guerra
e come un beduino
mi sono chinato a riceverei
l sole
Questo è l'Isonzo
e qui meglio
mi sono riconosciuto
una docile fibra
dell'universo
Il mio supplizio
è quando non mi credoin armonia
Ma quelle occulte
maniche m'intridono
mi regalano
la rarafelicità
Ho ripassato
le epoche
della mia vita
Questi sono
i miei fiumi
Questo è il Serchio
al quale hanno attinto
duemil'anni forse
di gente mia campagnola
e mio padre e mia madre
Questo è il Nilo
che mi ha visto
nascere e crescere
e ardere dell'inconsapevolezza
nelle estese pianure
Questa è la Senna
e in quel torbido
mi sono rimescolato
e mi sono conosciuto
Questi sono i miei fiumi
contati nell'Isonzo
Questa è la mia nostalgia
che in ognuno
mi traspare
ora ch'è nottec
he la mia vita mi pare
una corolla di tenebre

I FIUMI (Ungaretti)

Marzia (mbuto)

Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
-Se allevierò il dolore di una vita o allevierò una pena -
O aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
Non avrò vissuto invano.

Emily Dikinson

Moma e Sanguinetti

"i miei occhi sono bruciati dentro i tuoi occhi,
dentro i tuoi pacchi: sono bruciati
come ragni bruciati, come giornali, come giorni:
i miei occhi di felci
e di fieni e di fiati: che sono bruciati come mani bruciate,
come vetribruciati, come pipe:
i miei occhi che sono bruciati come gli occhi che sono bocche:
che cantano: e ti cantano questa canzonetta, in
questo reparto speciale, al San Martino"

"mi accorgo che ho sperato di rinascere: e che la
forma giusta, invece, per me, era poi questa
che mi porto addosso:
la mia evoluzione si è arrestata a uno stadio di
piedi sudaticci,di narici eccessive (e, in più, eccessivamente
irritabili), di costole distorte
come costolette troppo cotte, di forfore, di
gibbosità varie: (il resto, se ci tieni,
te lo aggiungi da sola, qui):
sono arrivato a queste conclusioni in un locale che
si chiama"Gobulíe cupolà,",
si tiene le sue cupole blu,
in effetti, in testa,
e che è una ciai-canà (e insomma una casa da tè),
dove ho discusso con un Predrag
della catena cosmopolitismo-nazionalismo
-imperialismo (e dell'internazionalismoalternativo):
al telegramma, invece, ho rinunciato:
perché mi accorgo che morire, adesso, non mi
serve:"

Sanguinetti

martedì 30 gennaio 2007

Per te amore mio

Sono andato al mercato degli uccelli
e ho comprato uccelli
per te
amore mio
sono andato al mercato dei fiori
e ho comprato fiori
per te
amore mio
sono andato al mercato di ferraglia
e ho comprato catene
pesanti catene
per te
amore mio

e poi sono andato al mercato degli schiavi
e t'ho cercata
ma non t'ho trovata
amore mio.



E' bello svegliarsi e trovare il sole fuori dalla finestra. Oggi non faccio niente, oggi è vacanza...oggi mi godo il tepore delle due di pomeriggio e leggo i libri che mi piacciono.

sabato 27 gennaio 2007

Solo questa libertà ci concedono

gli dei: sottometterci

al loro dominio di nostra volontà.

E meglio è far così,

perchè solo nell'illusione della libertà

la libertà esiste.


Nè diverso modo gli dei, sui quali

l'eterno fato incombe,

usano per il loro intimo e calmo

convincimento antico

che libera e divina è la vita loro.


Noi, imitando gli dei,

così poco liberi come essi nell'Olimpo,

come chi sulla sabbia

alza castelli per riempire lo sguardo,

la nostra vita alziamo

e gli dei sapranno esserci grati

di essere come loro.

(Pessoa)



Buongiorno...oggi inizio la tesi, sono felice anche se a Carlo non piacciono i decostruzionisti!
Credo che sia la prima volta in 5 anni che studio qualche cosa che mi intriga e mi appassiona.
Cosa altro dire? Leggete tutte le poesie di Pessoa...sono incommensurabili.

Non capisco perchè stamattina mi sono svegliato col mal di testa. Proprio non riesco a comprenderlo...quale dei quattro tipi di vino che ho bevuto ieri sera sarà stato? Il rosso della casa di Ivo? Il cesanese tanto bramato da Carlo che con le frattaglie "ce po sta?" (secondo me lo sconto ce lo hanno fatto per codesta affermazione)? Il morellino di scansano più elegante e meno tannico? o il bicchiere della staffa di nero d'avola? O forse è stato l'amaro? O la peroni di aperitivo?
Moma oggi in che ruolo sei? E' passato quello della rompipalle? :=)

venerdì 26 gennaio 2007

Alla sera
Forse perche' della fatal quiete
tu sei l'immago, a me si cara vieni,
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all'universo meni,
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

(Ugo Foscolo)

Perchè non mi scrivete delle poesie che vi piacciono?

E oggi che faccio?

Insomma...sono finiti gli esami...era ora, non ce la facevo proprio più!!
Ora però che cosa faccio? Ho una giornata intera da riempire. Studiare? Oggi no? Mi vado a fare una passeggiata anche se fa freddo? Probabile...vado un po' ad osservare il mondo di mattina!!

giovedì 25 gennaio 2007

Sollievo

Eccomi di nuovo a casa.
Giornata campare...l'esame è andato, l'adrenalina ancora no. Mi sono appena fatto la doccia e sta scendendo in questo momento. Sono stanco, ma soddisfatto...
Ora mi riposo un po' (giusto stasera perchè da domani dovrò rimettermi a studiare)...non riesco a scrivere altro.

mercoledì 24 gennaio 2007

Esame


Domani procedura penale...ultimo esame...se non lo passo mi si incasina ancora di più la vita. Ci sarà bisogno di una buona dose di fortuna e di faccia tosta, qualità che non fanno propriamente parte del mio repertorio.
Se domani malauguratamente...dovrò scrivere la tesi e studiare ancora contemporanemente dato che:
21 febb --> ultimo appello di procedura penale
22 febb --> ultimo giorno per la consegna della tesi (inutile dire che ho scritto solo 2 pagine più l'indice...sono a buon punto insomma)

In aggiunta a tutto questo se non dovessi riuscire ancor più malauguratamente a laurearmi a Marzo, dovrei aspettare GENNAIO PROSSIMO per poter fare un esame...

Inutile dire che mi tremano le mani solo a pensarci...
Fatemi l'in bocca al lupo, pensatemi intensamente domani, se potete corrompete Giovanni Paolozzi...non conoscete qualche giudice importante? Niente?


Allora torno a studiare...sarà una lunga notte presumo...
Mi viene da piangere...

Piove rugiada sul mio viso

Mi sento di plastica.

E il becchino scioglie gli indugi
rastrellando in questo concerto
gonfio di virilità e ricoperto di maschere gioiose.

Piove rugiada sul mio viso,
le tue mani mi cercano
e con paura chiudo gli occhi
per assaporare il buio
e accarezzare l'universo.

Uno sguardo misterioso e ritorno a sentirmi oggetto,
utile al mondo.
"Non bisogna mai abbandonare la lotta"
disse la ragazza ubriaca
e lui si sentì ferito dalla mondanità di quel momento.

Mentre i grilli coprivano la terra
un bacio schioccò dalle labbra vicine
e di soprassalto il desiderio si spense.
La sua rabbia diventò ponte
e la musica si interruppe per osservarlo.

Piove rugiada sul mio viso
e mentre i tuoi occhi bruciano
i miei si gonfiano di lacrime
per la mia incapacità di vivere.

Piove rugiada sul mio viso
e continuo a sentirmi solo,
nonostante il tuo corpo cerchi il mio,
nonostante la sua mente sia con me ora,
nonostante il nostro passato,
nonostante il contatto di corpi.

Piove rugiada sul mio viso
e mi sento umido e pensieroso.
-"Io non ho mai smesso la lotta e mai la smetterò"
rispose lui ubriaco-

Una speranza si affacciò e si condivise la gioia di quel momento
ma senza pretese si salutarono
e come in un film si allontanarono senza guardarsi,
ritornarono a confondersi nel mondo
e lui non ebbe paura di non tornare più.
Piove rugiada sul mio viso
e mi sento confuso,
ho freddo ora,
ora che non ci sei più.
Ma che ci si scrive su un blog? :(

Buongiorno

Ciao,
scrivo...non so che cosa...io i blog li odio però ho voluto provare non si sa mai che ne uscisse qualcosa di carino.
Ora vi saluto perchè la mia giornata necessita almeno di 10 ore di studio e non posso perdere una giornata per capire come funziona sto coso...
Se volete scrivermi intanto...così capisco qualcosa delle dinamiche di sto coso.